Questa sera dopo tanto tempo faccio da spettatore a un poco di televisione, di quella che credo si definisca generalista. Infatti in genere non la guardo, mi fa schifo e non ho tempo da perdere. Qualche film sul satellite, un poco di sport e poco altro.
Stasera, Striscia la notizia. Servizio a quattro mani tra Abete nel napoletano a raccogliere le lamentele di genitori ai quali la scuola pubblica consegna elenchi di materiale di consumo da acquistare e fornire alla medesima (carta igienica, anzi visto che siamo nel napoletano, igÌenica, così come Ùomo, oppure, indÌani, o ancora uÒvo, salviette umidificate, sapone liquido eccetera eccetera) e Staffelli che cerca di consegnare un tapiro alla ministra della Pubblica Istruzione Stefania Giannini.
Qualche considerazione in ordine sparso. Le liste di materiale di consumo da fornire alla scuola pubblica sono conoscenza comune di chiunque abbia avuto o abbia figli che la frequentano. Lo sanno tutti. È particolare come alle volte le parole, pur chiare, intellegibili, non riescano a veicolare il pensiero del parlante, o in questo caso dello scrivente. E allora si possono usare artifizi tipo urlare se si parla, condire il discorso con qualche parolaccia, giusto per destare l'attenzione di chi ci ascolta, oppure scrivere in maiuscolo, corrispondente all'urlo del parlante. LO SANNO TUTTI!
Avanti.
Ignoravo chi fosse il ministro dell'Istruzione nell'attuale (mal)governo Renzi; o meglio ne avevo una vaghissima e assolutamente involontaria idea. Però conosco le stupidaggini che si fanno sulla questione di genere in Italia, anche e soprattutto in questo periodo storico che guarda caso vede la sinistra (la sinistra?!?!?) al governo. Infatti la questione della parità è appannaggio della sinistra. Giudico la questione in termini irripetibili, però so che se il ministro è donna allora sarà una ministra come da link sopra riportato. È particolare non tanto che non lo sappia Staffelli, che apostrofa la ministra con un maschile 'ministro', e che non lo sappia Wikipedia, quanto che non lo sappiano al Ministero. Non al Ministero dei trasporti eh, ma al Ministero dell'Istruzione.
D'altro canto quanti di voi leggendo il titolo hanno pensato: 'ma tu guarda questo come scrive. La ministra!'?
Avanti.
Scopro anche che la ministra, dell'Istruzione, non solo ignora quello che come sopra ho detto sanno tutti, ma che anche se qualcuno glielo dice, come fa Staffelli, fa spallucce e risponde altro. Come si dice in italiano? Ah sì, ignorante e arrogante. Non riesce a fare altro che cercare di evitare il confronto, che ripetere in modo cialtronesco e puerile di aver raddoppiato i fondi alla scuola ('primo ministro', perché anche lei ignora di essere una ministra e non un ministro) come se questo bastasse per pavoneggiarsi facendo la ruota, arrivando anche a negare l'evidenza del fatto riportato da Abete.
Che dire?
Complimenti. Ministro.
QUESTO BLOG NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITÀ. NON PUÒ PERTANTO CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA LEGGE N. 62 DEL 7.03.2001.
lunedì 12 ottobre 2015
sabato 10 ottobre 2015
Domande. Retoriche?
A distanza di sei anni ci risiamo. Il dubbio se le rotatorie servano o meno è avanzato da un automobilista aquilano che evidentemente giudica le medesime come inutili, ed è riportato su inabruzzo.com. Questo sembra in prima battuta concordare con l'automobilista, quantomeno imponendo al pezzo una domanda che parrebbe retorica. Ma dopo le parole del concittadino alla guida si avanza qualche dubbio sia sulle capacità di guida dei concittadini medesimi, sia sulla segnaletica predisposta dagli uffici tecnici comunali. Per poi concludere che la colpa del traffico è del traffico medesimo.
Giuseppe Ungaretti
La percezione del tempo è diversa da cultura a cultura e anche da un individuo all'altro; oltre che in differenti situazioni, quelle sgradevoli che sembrano non avere fine al contrario di quelle piacevoli che paiono troppo brevi. Per quanto mi consta, il tempo scorre in modo estremamente veloce. Forse per il fatto che ormai ho una certa età. Fatto è che mi pare che per quanto mi riguarda il tempo sembra essersi contratto, sembra 'durare' di meno. Questo fatto, che ho motivo di ritenere ordinario nella manifestazione descritta, mi conduce a pensare e ripensare le diverse vicissitudini della vita, e a riposizionarle nel sistema valoriale che mi ha fatto da stella polare.
Cercherò di esemplificare con un artifizio che utilizzo normalmente, tiro una 'bomba' in modo da tenere sveglio l'interlocutore. Ho sempre ritenuto di dover rispettare la normativa e non per evitare il castigo, ma perché ho sempre ritenuto riprovevole il commettere atti contrari alla norma positiva (se uccidi ti fai 20 anni di galera, io non uccido non per non andare in galera, ma semplicemente perché penso e sono convinto che non si debba uccidere alcuno). Ebbene il tempo ha parzialmente consentito una rivisitazione di questi miei convincimenti; certamente non nel senso che ora ritengo accettabile contravvenire alle norme morali e giuridiche, ma nel senso che il castigo alle volte o spesso possa considerarsi accettabile. In termini temporali. Venti anni di galera? Passano, e anche velocemente.
Questi pensieri mi sovvengono a leggere le notizie di questo personaggio che in passato è assurto agli onori delle cronache perché scoperto a delinquere. Ha rubato svariati miliardi e per questo è stato condannato. Ad una pena breve, ma pur sempre condannato. Mi ricollego a quello che dicevo sopra. E quand'anche gli avessero dato venti anni? E se anche avesse fatto gli ultimi venti anni in carcere? Cosa sarebbe cambiato? Cosa cambierebbe? Allora: ha rubato diversi miliardi, corruzione, ha fatto o avrebbe potuto fare una vita da nababbo, è stato scoperto e condannato, e ha pagato. Ma fino a quando non è stato scoperto ci ha presi ben bene per il naso. Fuor di metafora, ci ha fregato!
E adesso guardatelo! Il vederlo ridotto a un povero vecchietto, di quelli che nessuno vuole, nemmeno i parenti, tanto da essere costretto in un ospizio abusivo, con difficoltà a deambulare tanto da doversi aiutare con un bastone, forse neanche sufficiente. Non dico che mi fa tenerezza, ma neanche vedo il diavolo.
La vita è breve. Lui ha scelto di delinquere, non condivido ma la scelta è sua. Mi ha fregato? Può darsi. Ma la scelta di non delinquere è mia! E ora? Ora è un povero vecchio, come, speriamo, diverrò anch'io.
La vita è breve...
Ps
Dedicato a chi non mi dà la precedenza quando è mia, ai colleghi di lavoro che tirano a fregarmi, ai prevaricatori, ai disonesti. Prima o poi, se siete fortunati, avrò la fortuna di vedervi come poveri vecchietti. E sarà molto prima di quel che credete!
Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie .
Cercherò di esemplificare con un artifizio che utilizzo normalmente, tiro una 'bomba' in modo da tenere sveglio l'interlocutore. Ho sempre ritenuto di dover rispettare la normativa e non per evitare il castigo, ma perché ho sempre ritenuto riprovevole il commettere atti contrari alla norma positiva (se uccidi ti fai 20 anni di galera, io non uccido non per non andare in galera, ma semplicemente perché penso e sono convinto che non si debba uccidere alcuno). Ebbene il tempo ha parzialmente consentito una rivisitazione di questi miei convincimenti; certamente non nel senso che ora ritengo accettabile contravvenire alle norme morali e giuridiche, ma nel senso che il castigo alle volte o spesso possa considerarsi accettabile. In termini temporali. Venti anni di galera? Passano, e anche velocemente.
Questi pensieri mi sovvengono a leggere le notizie di questo personaggio che in passato è assurto agli onori delle cronache perché scoperto a delinquere. Ha rubato svariati miliardi e per questo è stato condannato. Ad una pena breve, ma pur sempre condannato. Mi ricollego a quello che dicevo sopra. E quand'anche gli avessero dato venti anni? E se anche avesse fatto gli ultimi venti anni in carcere? Cosa sarebbe cambiato? Cosa cambierebbe? Allora: ha rubato diversi miliardi, corruzione, ha fatto o avrebbe potuto fare una vita da nababbo, è stato scoperto e condannato, e ha pagato. Ma fino a quando non è stato scoperto ci ha presi ben bene per il naso. Fuor di metafora, ci ha fregato!
E adesso guardatelo! Il vederlo ridotto a un povero vecchietto, di quelli che nessuno vuole, nemmeno i parenti, tanto da essere costretto in un ospizio abusivo, con difficoltà a deambulare tanto da doversi aiutare con un bastone, forse neanche sufficiente. Non dico che mi fa tenerezza, ma neanche vedo il diavolo.
La vita è breve. Lui ha scelto di delinquere, non condivido ma la scelta è sua. Mi ha fregato? Può darsi. Ma la scelta di non delinquere è mia! E ora? Ora è un povero vecchio, come, speriamo, diverrò anch'io.
La vita è breve...
Ps
Dedicato a chi non mi dà la precedenza quando è mia, ai colleghi di lavoro che tirano a fregarmi, ai prevaricatori, ai disonesti. Prima o poi, se siete fortunati, avrò la fortuna di vedervi come poveri vecchietti. E sarà molto prima di quel che credete!
Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie .
mercoledì 5 agosto 2015
Sul numero dei tifosi dell'Aquila calcio presenti allo stadio.
È opinione comune che il pubblico dell'Aquila calcio sia diminuito nel corso del tempo in modo importante. Di questo fatto si crucciano gli appassionati che si dividono in due fazioni, quella deterministica che collega il fenomeno ad una generalizzata disaffezione del pubblico al gioco del calcio dovuta a una pluralità di motivi; e quella catastrofistica secondo la quale solo all'Aquila il diluvio mente altrove continuerebbe a splendere il sole caldo ed accecante.
Chiaramente questa opinione comune, cioè il fatto che il pubblico dell'Aquila calcio sia diminuito, deriva da un'altra opinione comune; quella che il pubblico dell'Aquila calcio fosse in passato non solo maggiore, ma che fosse in assoluto numeroso (i dicunt riferiscono di un L'Aquila-Gualdo spareggio per la C con 10.000 spettatori).
Spesso si è avuta nel passato recente l'impressione che il pubblico dichiarato presente allo stadio fosse inferiore a quello effettivamente presente; e questo a prescindere da accrediti e omaggi vari. Era infatti comune ricevere un tagliando di ingresso non elettronico a ridosso dell'inizio della partita che, si potrebbe presumere, avrebbe ben potuto essere escluso dal novero degli spettatori paganti. A prescindere da queste considerazioni, che fanno il paio con i 10.000 spettatori di cui sopra, se vogliamo parlarne bisogna attenersi ai numeri. E quindi di quelli parliamo. Per concludere la nota metodologica rileviamo che non prendiamo in considerazione in questa fase il bacino di utenza. Il fatto che Milano sia più grande di Sassuolo non ci fa ritenere che se a Sassuolo vanno in 10.000 o in 20.000 a Milano debbano essere 250.000 o 500.000. Avremo comunque modo di riparlarne. I dati sono stati reperiti su stadiopostcards.com dove purtroppo non si trova la stagione 2000-2001. Infine e per ovvi motivi vengono considerate le sole stagioni professionistiche o semi.
Possiamo cominciare.
Stagione 2001/2002
3049 spettatori di media, settimo pubblico del girone che vede 3121 spettatori medi a partita. L'Aquila quindi sotto la media del girone preceduta da Taranto, Ascoli, Catania , Avellino, Pescara e Giulianova (3052), ma davanti a Chieti (2449) e Lanciano (2092).
Stagione 2002/2003
La media spettatori per partita rimane sostanzialmente invariata, 3139, ma gli spettatori aquilani diminuiscono di molto, 757 unità, circa il 25%, attestandosi a 2292 per partita quale undice simo pubblico del girone preceduti da Avellino, Sambenedettese, Pescara, Taranto, Martina Franca, Benevento, Crotone, Teramo (2821), Giulianova (2517) e Lanciano (2312). Tra le abruzzesi siamo davanti solo al Chieti (1960).
Stagione 2003/2004
Continua la perdita di presenze per i rossoblù con media partita di 2082 che li colloca al dodicesimo posto del girone, pure in un contesto di marcata diminuzione di spettatori medi per partita pari a 2733, in diminuzione di 406 rispetto all'anno precedente. Davanti a noi Catanzaro, Foggia, Sambenedettese, Crotone, Benevento, Taranto, Martina Franca, Lanciano (2394), Sora (!), Chieti (2261), Teramo (2170). dietro Giulianova (1933).
Stagione 2011/2012
Stagione di C2, 1025 di media a partita che ci consentono di essere il quarto pubblico di un girone che vede 847 persone di media a partita, dietro a Catanzaro, Perugia e Vigor Lamezia e davanti a Celano, Chieti in lotta per la promozione e Giulianova.
Stagione 2012/2013
È la stagione del riscatto che si concluderà con il ritorno in C1. Il pubblico aquilano sarà pari a 897 spettatori per partita con una media del girone pari a 804. Davanti a noi Salernitana e Martina Franca, Dietro di noi Chieti (862) e Teramo (724) che veniva da imperiosa cavalcata, tre promozioni consecutive.
Stagione 2014/2015
Media spettatori aquilani pari a 1611, in un girone che vede 1782 presenti di media a partita. Siamo ottavi in quanto a presenze, dietro a Ascoli, Pisa, Spal, Reggiana, Teramo (2874), Ancona e Lucchese. Considerato che la squadra è stata abbandonata nelle ultime 6 partite in casa, il risultato non è neanche drammatico.
Parrebbe quindi che nell'arco di un quindicennio il pubblico aquilano si sia dimezzato. E questo dicono i numeri che però ci dicono che si è dimezzato il pubblico della categoria. Più specificamente il pubblico medio dell'ultimo anno è pari al 57% del pubblico del 2002; il pubblico aquilano è invece pari al 53%. Se cerchiamo di vedere perché questo sia successo dobbiamo dare alla normativa intervenuta nel periodo il giusto risalto. In passato, particolare la vecchia C1 di inizio millennio, subivamo invasioni da parte di tifoserie vicine, il cui esodo era favorito dal fatto che all'epoca non c'era la tessera del tifoso. Chi frequentava lo stadio ricorda i distinti pieni di pescaresi, sambenedettesi, ascolani, teramani, sorani, avellinesi, beneventani eccetera. Se dovessi dire una partita con tanto pubblico di casa penserei a quella con il Palermo, 5500 paganti, con sole poche centinaia di rosanero. Chi pensa di ricordare diversamente si vada a rivedere i dati delle partite contro le squadre delle tifoserie sopra citate. Mi sembra cioè evidente che con l'introduzione della tessera del tifoso si è dimezzato il pubblico della Terza serie nazionale. E quindi quello aquilano. Ai duri d'orecchi dirò che se è vero che perugini, ascolani e salernitani continuano a seguire le squadre con numeri importanti, altre tifoserie hanno smesso. Chi non ricorda L'Aquila-Lecce? Se questo ragionamento è corretto l'emorragia di tifosi rossoblù sarebbe più contenuta di quanto taluno pensi.
Chiaramente questa opinione comune, cioè il fatto che il pubblico dell'Aquila calcio sia diminuito, deriva da un'altra opinione comune; quella che il pubblico dell'Aquila calcio fosse in passato non solo maggiore, ma che fosse in assoluto numeroso (i dicunt riferiscono di un L'Aquila-Gualdo spareggio per la C con 10.000 spettatori).
Spesso si è avuta nel passato recente l'impressione che il pubblico dichiarato presente allo stadio fosse inferiore a quello effettivamente presente; e questo a prescindere da accrediti e omaggi vari. Era infatti comune ricevere un tagliando di ingresso non elettronico a ridosso dell'inizio della partita che, si potrebbe presumere, avrebbe ben potuto essere escluso dal novero degli spettatori paganti. A prescindere da queste considerazioni, che fanno il paio con i 10.000 spettatori di cui sopra, se vogliamo parlarne bisogna attenersi ai numeri. E quindi di quelli parliamo. Per concludere la nota metodologica rileviamo che non prendiamo in considerazione in questa fase il bacino di utenza. Il fatto che Milano sia più grande di Sassuolo non ci fa ritenere che se a Sassuolo vanno in 10.000 o in 20.000 a Milano debbano essere 250.000 o 500.000. Avremo comunque modo di riparlarne. I dati sono stati reperiti su stadiopostcards.com dove purtroppo non si trova la stagione 2000-2001. Infine e per ovvi motivi vengono considerate le sole stagioni professionistiche o semi.
Possiamo cominciare.
Stagione 2001/2002
3049 spettatori di media, settimo pubblico del girone che vede 3121 spettatori medi a partita. L'Aquila quindi sotto la media del girone preceduta da Taranto, Ascoli, Catania , Avellino, Pescara e Giulianova (3052), ma davanti a Chieti (2449) e Lanciano (2092).
Stagione 2002/2003
La media spettatori per partita rimane sostanzialmente invariata, 3139, ma gli spettatori aquilani diminuiscono di molto, 757 unità, circa il 25%, attestandosi a 2292 per partita quale undice simo pubblico del girone preceduti da Avellino, Sambenedettese, Pescara, Taranto, Martina Franca, Benevento, Crotone, Teramo (2821), Giulianova (2517) e Lanciano (2312). Tra le abruzzesi siamo davanti solo al Chieti (1960).
Stagione 2003/2004
Continua la perdita di presenze per i rossoblù con media partita di 2082 che li colloca al dodicesimo posto del girone, pure in un contesto di marcata diminuzione di spettatori medi per partita pari a 2733, in diminuzione di 406 rispetto all'anno precedente. Davanti a noi Catanzaro, Foggia, Sambenedettese, Crotone, Benevento, Taranto, Martina Franca, Lanciano (2394), Sora (!), Chieti (2261), Teramo (2170). dietro Giulianova (1933).
Stagione 2011/2012
Stagione di C2, 1025 di media a partita che ci consentono di essere il quarto pubblico di un girone che vede 847 persone di media a partita, dietro a Catanzaro, Perugia e Vigor Lamezia e davanti a Celano, Chieti in lotta per la promozione e Giulianova.
Stagione 2012/2013
È la stagione del riscatto che si concluderà con il ritorno in C1. Il pubblico aquilano sarà pari a 897 spettatori per partita con una media del girone pari a 804. Davanti a noi Salernitana e Martina Franca, Dietro di noi Chieti (862) e Teramo (724) che veniva da imperiosa cavalcata, tre promozioni consecutive.
Stagione 2014/2015
Media spettatori aquilani pari a 1611, in un girone che vede 1782 presenti di media a partita. Siamo ottavi in quanto a presenze, dietro a Ascoli, Pisa, Spal, Reggiana, Teramo (2874), Ancona e Lucchese. Considerato che la squadra è stata abbandonata nelle ultime 6 partite in casa, il risultato non è neanche drammatico.
Parrebbe quindi che nell'arco di un quindicennio il pubblico aquilano si sia dimezzato. E questo dicono i numeri che però ci dicono che si è dimezzato il pubblico della categoria. Più specificamente il pubblico medio dell'ultimo anno è pari al 57% del pubblico del 2002; il pubblico aquilano è invece pari al 53%. Se cerchiamo di vedere perché questo sia successo dobbiamo dare alla normativa intervenuta nel periodo il giusto risalto. In passato, particolare la vecchia C1 di inizio millennio, subivamo invasioni da parte di tifoserie vicine, il cui esodo era favorito dal fatto che all'epoca non c'era la tessera del tifoso. Chi frequentava lo stadio ricorda i distinti pieni di pescaresi, sambenedettesi, ascolani, teramani, sorani, avellinesi, beneventani eccetera. Se dovessi dire una partita con tanto pubblico di casa penserei a quella con il Palermo, 5500 paganti, con sole poche centinaia di rosanero. Chi pensa di ricordare diversamente si vada a rivedere i dati delle partite contro le squadre delle tifoserie sopra citate. Mi sembra cioè evidente che con l'introduzione della tessera del tifoso si è dimezzato il pubblico della Terza serie nazionale. E quindi quello aquilano. Ai duri d'orecchi dirò che se è vero che perugini, ascolani e salernitani continuano a seguire le squadre con numeri importanti, altre tifoserie hanno smesso. Chi non ricorda L'Aquila-Lecce? Se questo ragionamento è corretto l'emorragia di tifosi rossoblù sarebbe più contenuta di quanto taluno pensi.
domenica 17 maggio 2015
Maledetto imperfetto...per tacer degli avverbi!
Eh, si sa, gli italiani non parlano le lingue straniere. Per la verità anche con la lingua madre non è che ce la caviamo poi tanto bene eh Ettore. Probabilmente eri assente quel giorno in cui la maestra di terza elementare spiegava l'imperfetto di seconda coniugazione.
Occupazione nell'ex polo elettronico aquilano
Cialente comunica buone notizie per l'occupazione cittadina, che si dovrebbero sostanziare nel rientro a lavoro a breve per 128 ex dipendenti del polo elettronico aquilano.. Ne approfitta anche per togliersi qualche sasso dalle scarpe, scagliato poi verso Di Cesare, reo di non aver creduto all'investimento, e verso l'opposizione di destra per gli stessi motivi.
Crediamo che sia De Matteis che Di Cesare potrebbero tranquillamente tornare alle proprie personali occupazioni. La città non se ne accorgerebbe.
E Cialente forse avrebbe avversari più consistenti sotto il profilo politico,
Crediamo che sia De Matteis che Di Cesare potrebbero tranquillamente tornare alle proprie personali occupazioni. La città non se ne accorgerebbe.
E Cialente forse avrebbe avversari più consistenti sotto il profilo politico,
sabato 16 maggio 2015
I nemici dell'Aeroporto dei parchi - 2
L'opposizione (?!?) di destra attacca Cialente per invitarlo alle dimissioni (cioè fa politica...) con argomenti pretestuosi, nello specifico nulla ci interessa del bilancio mentre ci intriga quello dell'aeroporto. Incapaci però di fare politica riescono anche loro, Liris e De Matteis dopo Di Cesare e l'Aeroclub i cui silenzi sono rumorosissimi, a far fare bella figura a Cialente, segnando un clamoroso autogoal.
Non tarda infatti ad arrivare l'affondo di Cialente; niente di che ripetiamo, un goal a porta vuota, segnato però in contropiede, dopo che l'avversario aveva appena sbagliato una occasione. Da parte nostra abbiamo aspettato quasi un mese e smentite non se ne sono lette, quindi...
Botte da orbi a De Matteis, reo di essere stato assessore regionale nel mentre venivano stanziati 3 milioni sull'aeroporto gestito dall'Aeroclub. Disintegrato quest'ultimo tre giorni dopo le nostre perplessità, visto che, secondo Cialente, gestiva un bene pubblico con una contropartita monetaria di 6 euro l'anno.
Schiaffo in faccia anche alla città, definita apatica. Ma di questo ci sarà occasione di parlare.
Non tarda infatti ad arrivare l'affondo di Cialente; niente di che ripetiamo, un goal a porta vuota, segnato però in contropiede, dopo che l'avversario aveva appena sbagliato una occasione. Da parte nostra abbiamo aspettato quasi un mese e smentite non se ne sono lette, quindi...
Botte da orbi a De Matteis, reo di essere stato assessore regionale nel mentre venivano stanziati 3 milioni sull'aeroporto gestito dall'Aeroclub. Disintegrato quest'ultimo tre giorni dopo le nostre perplessità, visto che, secondo Cialente, gestiva un bene pubblico con una contropartita monetaria di 6 euro l'anno.
Schiaffo in faccia anche alla città, definita apatica. Ma di questo ci sarà occasione di parlare.
Giornalismo aquilano e preveggenza notarile
E' da non credere. Se ci dicessero che stiamo parlando di pubblicità allora... invece no. L'incipit è diretto, e l'avviso che "non ci sono nomi" piuttosto intellegibile. Fatto è che leggiamo nome e cognome del notaio, e il solo cognome di un avvocato (come a dire signor Smith se ci si trovasse in Inghilterra). Si diceva dell'incipit che riporta di una lettera scritta da un medico con qualche problema con i tempi composti (avrebbe ripetuta...). Passi che pare leggere uno spottone a favore dei notai (Ma se fossimo andati dal Notaio? Risposta dell’impiegato del Registro: in quel caso obbligato a pagare l’imposta della registrazione è il Notaio, per cui non le avremmo chiesto nulla., Tutto questo non sarebbe successo se il babbo fosse andato dal Notaio, e se anche il mio acquirente fosse andato dal Notaio), passi che gli avvocati vengano fatti passare per mezzi deficienti, ignoranti e anche un pochino birbantelli in modo da far apparire l'altra parte ancora più desiderabile in presenza di fattispecie in trattazione (fra tempo perso, diritti catastali e di conservatoria, versamenti e bolli al Comune per il certificato urbanistico, imposta di registro, parcella dell’Avvocato, a proposito, non sono mai riuscito a trovare fra le carte del babbo la fattura, il totale della spesa superava abbondantemente quella che avrebbe pagato dal Notaio.), ma le date? maggio 2017 e maggio 2018? E' forse una lettera che viene dal futuro? Come dite? Ah... ho capito!
domenica 19 aprile 2015
I nemici dell'Aeroporto dei parchi
Arieccoli. Sono i nemici dell'Aeroporto dei Parchi - Giuliana Tamburro. Stavolta è l'aeroclub ad attaccare lancia in resta.
Vediamo quindi cosa afferma l'Aero Club.
"Occorre ricordare che in occasione del sisma dell’Aprile 2009, in seno alle capacità organizzative del Club che all’epoca dei fatti era il gestore dell’aeroporto di Preturo, fu possibile operare con i mezzi aerei rendendo le drammatiche operazioni di protezione civile più efficienti. Già all’epoca infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile."
Viene quindi detto in un italiano piuttosto intellegibile che:
E' vero. Noi non siamo esperti del settore. Dobbiamo però considerare che o gli esperti del settore non si esprimono comprensibilmente in italiano. Oppure...
Ci sembra abbastanza, comunque sufficiente in modo da convincerci a saltare il seguito condito da qualunquismo disinteressato sui soldi pubblici spesi a Preturo e quelli privati a Fossa e sull'utopico volontà del sindaco. Sì, quella tesa ad avere un aeroporto operativo e funzionale in città, per la città, contrapposta a quella di gestire un aeroporto pubblico per un attività privata.
Vediamo quindi cosa afferma l'Aero Club.
"Occorre ricordare che in occasione del sisma dell’Aprile 2009, in seno alle capacità organizzative del Club che all’epoca dei fatti era il gestore dell’aeroporto di Preturo, fu possibile operare con i mezzi aerei rendendo le drammatiche operazioni di protezione civile più efficienti. Già all’epoca infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile."
Viene quindi detto in un italiano piuttosto intellegibile che:
- parliamo di un aeroporto, che però anche in questo caso con il vezzo tipico di chi fa le bizze, non viene appellato con il proprio nome, ma con quello dell'epoca. E' evidente l'intento comunicativo di indicare come positiva la fase precedente di gestione e di disconoscere l'attuale fase. Io buono, tu non buono. Comunque ripetiamo, viene detto che esiste un aeroporto. tant'è che l'aeroclub lo gestiva;
- grazie sì alle capacità organizzative del Club, fu possibile operare con i mezzi aerei. Ed ancora la struttura era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile. Anche questo pare essere un fatto importante. l'Aero Club, che si occupa professionalmente di far volare aerei, e di istruire persone alla guida degli aeromobili, dichiara che la struttura già allora, 2009 e ad evidenza anche prima, era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile;
- ancora l'aeroclub ci tiene a precisare che la struttura non rientrava neanche tra quelle inserite nel piano d’emergenza del comune dell’Aquila in caso di calamità naturale, fatto che se vero, e non abbiamo motivo di dubitarne, renderebbe solo giustizia alla negativa idea che abbiamo del Comune e di chi a tutti i livelli, politico e amministrativo, lo manda avanti. E riparte con lamentele che francamente hanno stancato e nulla interessano la collettività;
- poi passiamo alle contraddizioni, perché sennò che motivo ci sarebbe di fare una lettera aperta, se non quelli dello sfogo personale, della becera lotta di interessi e della meschina campagna elettorale partitica che ormai si articola solamente nella lotta di cani affamati intorno all'osso, cioè di guerra per le poltrone visto che destra e sinistra sono accomunate da insensate politiche monetariste? "L’amministrazione comunale ha perseverato nel portare avanti la trasformazione dello scalo nell’intento di renderlo aperto al traffico aereo commerciale nonostante tutte le evidenti criticità orografico/tecniche (da sempre note a tutti gli esperti del settore) dalle quali è naturalmente caratterizzato l’aeroporto di Preturo." Veniamo quindi a sapere da gente del mestiere, l'Aero Club, che si occupa professionalmente di far volare aerei, e di istruire persone alla guida degli aeromobili come dicevamo sopra, che appena due capoversi più sopra ci aveva detto che "fu possibile operare con i mezzi aerei...grazie alle capacità organizzative del Club", perché "Già all’epoca infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile" veniamo quindi a sapere dicevamo che ci sono evidenti criticità orografiche e tecniche da sempre note a tutti gli esperti del settore.
E' vero. Noi non siamo esperti del settore. Dobbiamo però considerare che o gli esperti del settore non si esprimono comprensibilmente in italiano. Oppure...
Ci sembra abbastanza, comunque sufficiente in modo da convincerci a saltare il seguito condito da qualunquismo disinteressato sui soldi pubblici spesi a Preturo e quelli privati a Fossa e sull'utopico volontà del sindaco. Sì, quella tesa ad avere un aeroporto operativo e funzionale in città, per la città, contrapposta a quella di gestire un aeroporto pubblico per un attività privata.
martedì 14 aprile 2015
Aeroporto dei parchi
Tanto tuonò che piovve. L'Enac ha chiuso al traffico commerciale l'aeroporto aquilano; segue laudatio del consigliere comunale Di Cesare che, vedendo l'avversario a terra ferito, decide di dare il colpo di grazia e chiede a gran voce le dimissioni dell'assessora Iorio.
Noi crediamo che Di Cesare abbia torto nella sostanza. Non solo. Lo riteniamo così impreparato (scusa Ettore, ma quando ce vò...) a svolgere il ruolo che si era cucito addosso, che riesce nell'impresa di far avere ragione a chi era in torto più di lui. E vediamo perché.
Cialente ne viene fuori con grande capacità politica e mediatica continuando a difendere il progetto ma rimandandone la realizzazione ad un futuro determinato nell'arco temporale - un decennio - ma che piuttosto pare un tempo evocativo, essendo il tutto, ora più che mai, indeterminato. Quindi pure se il progetto è fallito, il medesimo "si rivelerà vincente"; come vedete il sindaco non ha fallito. Semplicemente ha precorso i tempi.
Quindi basta soldi pubblici spesi sul fantomatico aeroporto? Così come chiesto da Di Cesare? Ma neanche per idea. Intanto verrà ampliata la pista e saranno operate altre trasformazioni che renderanno l'aeroporto utilizzabile con funzione di Protezione civile. "Dopo il 6 aprile a me interessa che lo scalo sia funzionale" dice Cialente, che così segna un rigore facile facile. Chi se la sente di contraddirlo? Di Cesare?
Ancora Cialente: "Abbiamo dimostrato che lo scalo può servire anche voli commerciali, vedremo in futuro se la città ne avrà bisogno. L'abbiamo detto spesso, la scommessa era rispetto alle esigenze di operatori turistici ed imprenditori: se il territorio ha ritenuto di poca importanza uno scalo commerciale, riapriremo ad altre attività oltre a quelle di Protezione civile, come le scuole volo".
Ancora il rimando a un indeterminato tempo futuro. La dimostrazione che contrariamente a quanto da moltissimi, evidentemente interessati, affermato per anni l'aeroporto è utilizzabile per voli commerciali. E l'indice rivolto non alla società di gestione, non alla città, ma agli operatori turistici, agli imprenditori, al territorio. Per noi ha ragione da vendere.
Anzi. Noi incolpiamo anche la città, anziché genericamente il territorio. Perché la città non ci ha creduto, Di Cesare docet. Perché la città non ha capito che uno scalo funzionale, aperto, magari tramite voli commerciali, sarebbe stato il minimo sindacale da lasciare in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti che in futuro vivranno in questo derelitto territorio.
Infine Di Cesare si supera, riuscendo a far fare bella figura alla Iorio.
Ma tu, Ettore, che vuoi fare? Ah già, non vuoi l'aeroporto. Ma che vuoi? Sì, la trasparenza. Ma quale è la tua idea di città, quale credi che debba essere il futuro della città, la sua vocazione? E soprattutto, come credi che questo futuro debba realizzarsi?
Noi crediamo che Di Cesare abbia torto nella sostanza. Non solo. Lo riteniamo così impreparato (scusa Ettore, ma quando ce vò...) a svolgere il ruolo che si era cucito addosso, che riesce nell'impresa di far avere ragione a chi era in torto più di lui. E vediamo perché.
Cialente ne viene fuori con grande capacità politica e mediatica continuando a difendere il progetto ma rimandandone la realizzazione ad un futuro determinato nell'arco temporale - un decennio - ma che piuttosto pare un tempo evocativo, essendo il tutto, ora più che mai, indeterminato. Quindi pure se il progetto è fallito, il medesimo "si rivelerà vincente"; come vedete il sindaco non ha fallito. Semplicemente ha precorso i tempi.
Quindi basta soldi pubblici spesi sul fantomatico aeroporto? Così come chiesto da Di Cesare? Ma neanche per idea. Intanto verrà ampliata la pista e saranno operate altre trasformazioni che renderanno l'aeroporto utilizzabile con funzione di Protezione civile. "Dopo il 6 aprile a me interessa che lo scalo sia funzionale" dice Cialente, che così segna un rigore facile facile. Chi se la sente di contraddirlo? Di Cesare?
Ancora Cialente: "Abbiamo dimostrato che lo scalo può servire anche voli commerciali, vedremo in futuro se la città ne avrà bisogno. L'abbiamo detto spesso, la scommessa era rispetto alle esigenze di operatori turistici ed imprenditori: se il territorio ha ritenuto di poca importanza uno scalo commerciale, riapriremo ad altre attività oltre a quelle di Protezione civile, come le scuole volo".
Ancora il rimando a un indeterminato tempo futuro. La dimostrazione che contrariamente a quanto da moltissimi, evidentemente interessati, affermato per anni l'aeroporto è utilizzabile per voli commerciali. E l'indice rivolto non alla società di gestione, non alla città, ma agli operatori turistici, agli imprenditori, al territorio. Per noi ha ragione da vendere.
Anzi. Noi incolpiamo anche la città, anziché genericamente il territorio. Perché la città non ci ha creduto, Di Cesare docet. Perché la città non ha capito che uno scalo funzionale, aperto, magari tramite voli commerciali, sarebbe stato il minimo sindacale da lasciare in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti che in futuro vivranno in questo derelitto territorio.
Infine Di Cesare si supera, riuscendo a far fare bella figura alla Iorio.
Ma tu, Ettore, che vuoi fare? Ah già, non vuoi l'aeroporto. Ma che vuoi? Sì, la trasparenza. Ma quale è la tua idea di città, quale credi che debba essere il futuro della città, la sua vocazione? E soprattutto, come credi che questo futuro debba realizzarsi?
sabato 11 aprile 2015
Terremoto. L'analisi di Colapietra.
L'esimio prof. Colapietra, pur ripetutamente interroto da una frettolosa interlocutrice microfonata, rilascia a laquilablog.it una intervista dall'evocativo titolo di "Ricostruzione: meglio un macellaio aperto che un palazzo restaurato.".
Con la solita schiettezza lo storico comunica le note convinzioni personali: L'Aquila era morta prima del terremoto.
Mi sovviene il fantastico botta e risposta sui muri del centro
Con la solita schiettezza lo storico comunica le note convinzioni personali: L'Aquila era morta prima del terremoto.
Mi sovviene il fantastico botta e risposta sui muri del centro
Ora il simpatico ma pessimista concittadino autore della affermazione "L'Aquila è morta" si riferisce con ogni probabilità al fatto che il terremoto ha ucciso la sua città, che ad evidenza in precedenza viveva. Il prof. Colapietra, al contrario, ritiene ed afferma che la città (la sua?) fosse morta anche prima del 6 aprile 2009. Quindi il terremoto non l'avrebbe e non l'ha uccisa. L'autore della risposta al pessimista, quel fantastico "zìeta è morta!" è invece una persona che ad evidenza non ha fatto il liceo, di fatto ignora che tertium non datur. La sua città non era morta prima del terremoto e starebbe a tutt'oggi bene.
Dicevamo che sono note le posizioni del professore riguardo L'Aquila. Il capoluogo sarebbe una città provinciale, fatto innegabile, bella, vedi supra, ma non particolarmente, comunque meno bella di Lecce - la Firenze del sud - abitata da gente che dopo il 6 aprile l'ha abbandonata, al contrario di quanto fatto dal professore, a guardia di libri e gatti.
Per stabilire chi abbia ragione tra le affermazioni sopra riportate (viva/viva, viva/morta, morta/morta) cerchiamo di dare un senso più proprio alle affermazioni.
Il concittadino simpatico e pessimista che ha scritto "L'Aquila è morta" e sostenitore quindi del viva/morta si riferisce chiaramente alla città che lui ricorda che è, in modo incontrovertibile, morta. Non si può negare; anzi si deve accettare. Purtroppo gli aquilani si sono fatti infinocchiare dal com'era e dov'era, filosofia deleteria. L'ancor più simpatico aquilano che gli risponde, "zìeta è morta", è di differente opinione, viva/viva, o addirittura morta/viva. Stava comunque in buona sostanza bene prima, forse; ma sicuramente sta bene adesso. O meglio si trova in una condizione esistenziale che non gli fa percepire il luogo in cui vive come morto. Anche questo mi sembra abbastanza plausibile.
Colapietra è invece decisamente più tranchant rispetto al passato. L'Aquila era morta! Affermazione netta, aspra. Ingenerosa? Cosa avrà voluto dire Colapietra?
Pare che fino agli anni 50/60 L'Aquila, o meglio come dice Colapietra, Aquila, aveva una sua dimensione pur sempre provinciale ma adeguata al momento. Ad evidenza successivamente non più.
Spiace dover registrare al minuto 4 e 36, tra le tante cose giuste riportate dall'esimio professore, ancora la storiella dell'abbandono volontario da parte della popolazione della loro città, abbandono al quale fa ovviamente da contraltare la sua permanenza ostinata nonostante la mancanza di acqua, gas, forse corrente elettrica, la dichiarazione di inagibilità, la delimitazione della zona rossa, i tentativi bonari di convincimento ai quali lo stesso venne sottoposto.
Quello che vorremmo chiedere a Colapietra è: ritiene ella che una famiglia normale, con due genitori e magari dei figli piccoli, sarebbe potuta rimanere nella propria casa così come da ella fatto? Con i medesimi disagi da ella stesso patiti, anzi di più se ella consente?
E non è forse lo stesso Colapietra a dire che è meglio un macellaio aperto piuttosto che un palazzo ricostruito, proprio a significare che le condizioni di vivibilità sono anzitutto quelle consentite e favorite dai servizi essenziali e bisogni primari (mangiare) piuttosto che altre? E non è forse vero che quelle condizioni minimali mancarono per un lungo periodo?
Forse gli accadimenti dell'epoca sono ancora troppo vicini, soprattutto per noi aquilani, per poterli riguardare con sufficiente obiettività. Aspetteremo il tempo necessario.
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