QUESTO BLOG NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITÀ. NON PUÒ PERTANTO CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA LEGGE N. 62 DEL 7.03.2001.

sabato 11 aprile 2015

Terremoto. L'analisi di Colapietra.

L'esimio prof. Colapietra, pur ripetutamente interroto da una frettolosa interlocutrice microfonata, rilascia a laquilablog.it una intervista dall'evocativo titolo di "Ricostruzione: meglio un macellaio aperto che un palazzo restaurato.".
Con la solita schiettezza lo storico comunica le note convinzioni personali: L'Aquila era morta prima del terremoto.
Mi sovviene il fantastico botta e risposta sui muri del centro


Ora il simpatico ma pessimista concittadino autore della affermazione "L'Aquila è morta" si riferisce con ogni probabilità al fatto che il terremoto ha ucciso la sua città, che ad evidenza in precedenza viveva. Il prof. Colapietra, al contrario, ritiene ed afferma che la città (la sua?) fosse morta anche prima del 6 aprile 2009. Quindi il terremoto non l'avrebbe e non l'ha uccisa. L'autore della risposta al pessimista, quel fantastico "zìeta è morta!" è invece una persona che ad evidenza non ha fatto il liceo, di fatto ignora che tertium non datur. La sua città non era morta prima del terremoto e starebbe a tutt'oggi bene.  
Dicevamo che sono note le posizioni del professore riguardo L'Aquila. Il capoluogo sarebbe una città provinciale, fatto innegabile, bella, vedi supra, ma non particolarmente, comunque meno bella di Lecce - la Firenze del sud - abitata da gente che dopo il 6 aprile l'ha abbandonata, al contrario di quanto fatto dal professore, a guardia di libri e gatti.
Per stabilire chi abbia ragione tra le affermazioni sopra riportate (viva/viva, viva/morta, morta/morta) cerchiamo di dare un senso più proprio alle affermazioni.
Il concittadino simpatico e pessimista che ha scritto "L'Aquila è morta" e sostenitore quindi del viva/morta si riferisce chiaramente alla città che lui ricorda che è, in modo incontrovertibile, morta. Non si può negare; anzi si deve accettare. Purtroppo gli aquilani si sono fatti infinocchiare dal com'era e dov'era, filosofia deleteria. L'ancor più simpatico aquilano che gli risponde, "zìeta è morta", è di differente opinione, viva/viva, o addirittura morta/viva. Stava comunque in buona sostanza bene prima, forse; ma sicuramente sta bene adesso. O meglio si trova in una condizione esistenziale che non gli fa percepire il luogo in cui vive come morto. Anche questo mi sembra abbastanza plausibile.
Colapietra è invece decisamente più tranchant rispetto al passato. L'Aquila era morta! Affermazione netta, aspra. Ingenerosa? Cosa avrà voluto dire Colapietra?
Pare che fino agli anni 50/60 L'Aquila, o meglio come dice Colapietra, Aquila, aveva una sua dimensione pur sempre provinciale ma adeguata al momento. Ad evidenza successivamente non più.
Spiace dover registrare al minuto 4 e 36, tra le tante cose giuste riportate dall'esimio professore, ancora la storiella dell'abbandono volontario da parte della popolazione della loro città, abbandono al quale fa ovviamente da contraltare la sua permanenza ostinata nonostante la mancanza di acqua, gas, forse corrente elettrica, la dichiarazione di inagibilità, la delimitazione della zona rossa, i tentativi bonari di convincimento ai quali lo stesso venne sottoposto.
Quello che vorremmo chiedere a Colapietra è: ritiene ella che una famiglia normale, con due genitori e magari dei figli piccoli, sarebbe potuta rimanere nella propria casa così come da ella fatto? Con i medesimi disagi da ella stesso patiti, anzi di più se ella consente?
E non è forse lo stesso Colapietra a dire che è meglio un macellaio aperto piuttosto che un palazzo ricostruito, proprio a significare che le condizioni di vivibilità sono anzitutto quelle consentite e favorite dai servizi essenziali e bisogni primari  (mangiare) piuttosto che altre? E non è forse vero che quelle condizioni minimali mancarono per un lungo periodo?
Forse gli accadimenti dell'epoca sono ancora troppo vicini, soprattutto per noi aquilani, per poterli riguardare con sufficiente obiettività. Aspetteremo il tempo necessario.
 
 

Nessun commento:

Posta un commento