Tanto tuonò che piovve. L'Enac ha chiuso al traffico commerciale l'aeroporto aquilano; segue laudatio del consigliere comunale Di Cesare che, vedendo l'avversario a terra ferito, decide di dare il colpo di grazia e chiede a gran voce le dimissioni dell'assessora Iorio.
Noi crediamo che Di Cesare abbia torto nella sostanza. Non solo. Lo riteniamo così impreparato (scusa Ettore, ma quando ce vò...) a svolgere il ruolo che si era cucito addosso, che riesce nell'impresa di far avere ragione a chi era in torto più di lui. E vediamo perché.
Cialente ne viene fuori con grande capacità politica e mediatica continuando a difendere il progetto ma rimandandone la realizzazione ad un futuro determinato nell'arco temporale - un decennio - ma che piuttosto pare un tempo evocativo, essendo il tutto, ora più che mai, indeterminato. Quindi pure se il progetto è fallito, il medesimo "si rivelerà vincente"; come vedete il sindaco non ha fallito. Semplicemente ha precorso i tempi.
Quindi basta soldi pubblici spesi sul fantomatico aeroporto? Così come chiesto da Di Cesare? Ma neanche per idea. Intanto verrà ampliata la pista e saranno operate altre trasformazioni che renderanno l'aeroporto utilizzabile con funzione di Protezione civile. "Dopo il 6 aprile a me interessa che lo scalo sia funzionale" dice Cialente, che così segna un rigore facile facile. Chi se la sente di contraddirlo? Di Cesare?
Ancora Cialente: "Abbiamo dimostrato che lo scalo può servire anche voli commerciali, vedremo in futuro se la città ne avrà bisogno. L'abbiamo detto spesso, la scommessa era rispetto alle esigenze di operatori turistici ed imprenditori: se il territorio ha ritenuto di poca importanza uno scalo commerciale, riapriremo ad altre attività oltre a quelle di Protezione civile, come le scuole volo".
Ancora il rimando a un indeterminato tempo futuro. La dimostrazione che contrariamente a quanto da moltissimi, evidentemente interessati, affermato per anni l'aeroporto è utilizzabile per voli commerciali. E l'indice rivolto non alla società di gestione, non alla città, ma agli operatori turistici, agli imprenditori, al territorio. Per noi ha ragione da vendere.
Anzi. Noi incolpiamo anche la città, anziché genericamente il territorio. Perché la città non ci ha creduto, Di Cesare docet. Perché la città non ha capito che uno scalo funzionale, aperto, magari tramite voli commerciali, sarebbe stato il minimo sindacale da lasciare in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti che in futuro vivranno in questo derelitto territorio.
Infine Di Cesare si supera, riuscendo a far fare bella figura alla Iorio.
Ma tu, Ettore, che vuoi fare? Ah già, non vuoi l'aeroporto. Ma che vuoi? Sì, la trasparenza. Ma quale è la tua idea di città, quale credi che debba essere il futuro della città, la sua vocazione? E soprattutto, come credi che questo futuro debba realizzarsi?
Nessun commento:
Posta un commento