Ed eccoci qui, a distanza di due anni esterna di nuovo il professore Colapietra su un argomento, facendo un passo indietro rispetto al passato, insomma non una capriola, ma una giravoltina sì. Ora lo slogan ricorrente all'epoca del terremoto sarebbe stato relativo alla vitalità della città. L'Aquila è viva? Ma mentre in passato il professore aveva battezzato - rectius, aveva dato l'estrema unzione - la città come già morta ante terremoto, ora sopravviene il ripensamento e la questione non sarebbe più questa. Bensì il problema atterrebbe alla mancanza di 'tessuto cittadino'.
Ora è evidente cosa si intenda per 'tessuto cittadino' al punto che non serve neanche spiegarlo. È evidente. È evidente...
Ma cosa diavolo vuol dire mancanza di 'tessuto cittadino'? Ovvio, tutto e niente. Ma poco più avanti viene specificato che mancano gli aquilani, si è assistito stranamente allo spopolamento della città. E già, veramente strano. Una città distrutta, senza lavoro, ormai quasi senza università, senza Camera di Commercio, senza uno straccio di banca, senza un palazzetto dello sport, senza un vero auditorium, con un ospedale dimezzato, senza una classe politica degna di questo nome, senza cultura, senza progetti. È veramente strano che questi spocchiosi aquilani se ne siano andati, mentre il professore è rimasto.
Siamo senza parole, e la cosa migliore da fare è, ovviamente, tacere. E noi tacciamo, e non ci tacciamo.
Per il resto siamo totalmente in accordo con il Professore. Anzi. Ce ne fossero di aquilani come lui.
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