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domenica 19 aprile 2015

I nemici dell'Aeroporto dei parchi

Arieccoli. Sono i nemici dell'Aeroporto dei Parchi - Giuliana Tamburro. Stavolta è l'aeroclub ad attaccare lancia in resta.

Vediamo quindi cosa afferma l'Aero Club.

"Occorre ricordare che in occasione del sisma dell’Aprile 2009, in seno alle capacità organizzative del Club che all’epoca dei fatti era il gestore dell’aeroporto di Preturo, fu possibile operare con i mezzi aerei rendendo le drammatiche operazioni di protezione civile più efficienti. Già all’epoca infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile."

Viene quindi detto in un italiano piuttosto intellegibile che:
  • parliamo di un aeroporto, che però anche in questo caso con il vezzo tipico di chi fa le bizze, non viene appellato con il proprio nome, ma con quello dell'epoca. E' evidente l'intento comunicativo di indicare come positiva la fase precedente di gestione e di disconoscere l'attuale fase. Io buono, tu non buono. Comunque ripetiamo, viene detto che esiste un aeroporto. tant'è che l'aeroclub lo gestiva;
  • grazie sì alle capacità organizzative del Club, fu possibile operare con i mezzi aerei. Ed ancora la struttura era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile. Anche questo pare essere un fatto importante. l'Aero Club, che si occupa professionalmente di far volare aerei, e di istruire persone alla guida degli aeromobili, dichiara che la struttura già allora, 2009 e ad evidenza anche prima, era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile;
  • ancora l'aeroclub ci tiene a precisare che la struttura non rientrava neanche tra quelle inserite nel piano d’emergenza del comune dell’Aquila in caso di calamità naturale, fatto che se vero, e non abbiamo motivo di dubitarne, renderebbe solo giustizia alla negativa idea che abbiamo del Comune e di chi a tutti i livelli, politico e amministrativo, lo manda avanti. E riparte con lamentele che francamente hanno stancato e nulla interessano la collettività;
  • poi passiamo alle contraddizioni, perché sennò che motivo ci sarebbe di fare una lettera aperta, se non quelli dello sfogo personale, della becera lotta di interessi e della meschina campagna elettorale partitica che ormai si articola solamente nella lotta di cani affamati intorno all'osso, cioè di guerra per le poltrone visto che destra e sinistra sono accomunate da insensate politiche monetariste? "L’amministrazione comunale ha perseverato nel portare avanti la trasformazione dello scalo nell’intento di renderlo aperto al traffico aereo commerciale nonostante tutte le evidenti criticità orografico/tecniche (da sempre note a tutti gli esperti del settore) dalle quali è naturalmente caratterizzato l’aeroporto di Preturo." Veniamo quindi a sapere da gente del mestiere, l'Aero Club, che si occupa professionalmente di far volare aerei, e di istruire persone alla guida degli aeromobili come dicevamo sopra, che appena due capoversi più sopra ci aveva detto che "fu possibile operare con i mezzi aerei...grazie alle capacità organizzative del Club", perché "Già all’epoca infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile" veniamo quindi a sapere dicevamo che ci sono evidenti criticità orografiche e tecniche da sempre note a tutti gli esperti del settore. 
Oh bella! Sovvengono dubbi e domande: le criticità orografiche/tecniche esistono o no? Se sì le può superare solo il Club grazie a capacità organizzative non accessibili ad altri? Gli altri sono quindi impossibilitati a superarle? Ancora, se esistono dette criticità come ha fatto il volo di linea L'Aquila/Milano, pur durato lo spazio di un amen, a superarle? Come hanno fatto i cosiddetti grandi della terra durante il G8 a superarle? il comandate dell'aeromobile che ha portato all'Aquila Obama non è esperto del settore? Non sapeva delle criticità orografiche/tecniche? Oppure i mezzi aerei di protezione civile sono differenti dagli altri? Certo, che sono diversi da un Concorde lo vedo e lo capisco anch'io. Obama è atterrato quindi con un aereo di protezione civile? l'Air One è un aeromobile di protezione civile?
E' vero. Noi non siamo esperti del settore. Dobbiamo però considerare che o gli esperti del settore non si esprimono comprensibilmente in italiano. Oppure...

Ci sembra abbastanza, comunque sufficiente in modo da convincerci a saltare il seguito condito da qualunquismo disinteressato sui soldi pubblici spesi a Preturo e quelli privati a Fossa e sull'utopico volontà del sindaco. Sì, quella tesa ad avere un aeroporto operativo e funzionale in città, per la città, contrapposta a quella di gestire un aeroporto pubblico per un attività privata.



martedì 14 aprile 2015

Aeroporto dei parchi

Tanto tuonò che piovve. L'Enac ha chiuso al traffico commerciale l'aeroporto aquilano; segue laudatio del consigliere comunale Di Cesare che, vedendo l'avversario a terra ferito, decide di dare il colpo di grazia  e chiede a gran voce le dimissioni dell'assessora Iorio.

Noi crediamo che Di Cesare abbia torto nella sostanza. Non solo. Lo riteniamo così impreparato (scusa Ettore, ma quando ce vò...) a svolgere il ruolo che si era cucito addosso, che riesce nell'impresa di far avere ragione a chi era in torto più di lui. E vediamo perché.

Cialente ne viene fuori con grande capacità politica e mediatica continuando a difendere il progetto ma rimandandone la realizzazione ad un futuro determinato nell'arco temporale - un decennio - ma che piuttosto pare un tempo evocativo, essendo il tutto, ora più che mai, indeterminato. Quindi pure se il progetto è fallito, il medesimo "si rivelerà vincente"; come vedete il sindaco non ha fallito. Semplicemente ha precorso i tempi.

Quindi basta soldi pubblici spesi sul fantomatico aeroporto? Così come chiesto da Di Cesare? Ma neanche per idea. Intanto verrà ampliata la pista e saranno operate altre trasformazioni che renderanno l'aeroporto utilizzabile con funzione di Protezione civile. "Dopo il 6 aprile a me interessa che lo scalo sia funzionale" dice Cialente, che così segna un rigore facile facile. Chi se la sente di contraddirlo? Di Cesare?  

Ancora Cialente: "Abbiamo dimostrato che lo scalo può servire anche voli commerciali, vedremo in futuro se la città ne avrà bisogno. L'abbiamo detto spesso, la scommessa era rispetto alle esigenze di operatori turistici ed imprenditori: se il territorio ha ritenuto di poca importanza uno scalo commerciale, riapriremo ad altre attività oltre a quelle di Protezione civile, come le scuole volo". 
Ancora il rimando a un indeterminato tempo futuro. La dimostrazione che contrariamente a quanto da moltissimi, evidentemente interessati, affermato per anni l'aeroporto è utilizzabile per voli commerciali. E l'indice rivolto non alla società di gestione, non alla città, ma agli operatori turistici, agli imprenditori, al territorio. Per noi ha ragione da vendere.

Anzi. Noi incolpiamo anche la città, anziché genericamente il territorio. Perché la città non ci ha creduto, Di Cesare docet. Perché la città non ha capito che uno scalo funzionale, aperto, magari tramite voli commerciali, sarebbe stato il minimo sindacale da lasciare in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti che in futuro vivranno in questo derelitto territorio.

Infine Di Cesare si supera, riuscendo a far fare bella figura alla Iorio.
Ma tu, Ettore, che vuoi fare? Ah già, non vuoi l'aeroporto. Ma che vuoi? Sì, la trasparenza. Ma quale è la tua idea di città, quale credi che debba essere il futuro della città, la sua vocazione? E soprattutto, come credi che questo futuro debba realizzarsi?

sabato 11 aprile 2015

Terremoto. L'analisi di Colapietra.

L'esimio prof. Colapietra, pur ripetutamente interroto da una frettolosa interlocutrice microfonata, rilascia a laquilablog.it una intervista dall'evocativo titolo di "Ricostruzione: meglio un macellaio aperto che un palazzo restaurato.".
Con la solita schiettezza lo storico comunica le note convinzioni personali: L'Aquila era morta prima del terremoto.
Mi sovviene il fantastico botta e risposta sui muri del centro


Ora il simpatico ma pessimista concittadino autore della affermazione "L'Aquila è morta" si riferisce con ogni probabilità al fatto che il terremoto ha ucciso la sua città, che ad evidenza in precedenza viveva. Il prof. Colapietra, al contrario, ritiene ed afferma che la città (la sua?) fosse morta anche prima del 6 aprile 2009. Quindi il terremoto non l'avrebbe e non l'ha uccisa. L'autore della risposta al pessimista, quel fantastico "zìeta è morta!" è invece una persona che ad evidenza non ha fatto il liceo, di fatto ignora che tertium non datur. La sua città non era morta prima del terremoto e starebbe a tutt'oggi bene.  
Dicevamo che sono note le posizioni del professore riguardo L'Aquila. Il capoluogo sarebbe una città provinciale, fatto innegabile, bella, vedi supra, ma non particolarmente, comunque meno bella di Lecce - la Firenze del sud - abitata da gente che dopo il 6 aprile l'ha abbandonata, al contrario di quanto fatto dal professore, a guardia di libri e gatti.
Per stabilire chi abbia ragione tra le affermazioni sopra riportate (viva/viva, viva/morta, morta/morta) cerchiamo di dare un senso più proprio alle affermazioni.
Il concittadino simpatico e pessimista che ha scritto "L'Aquila è morta" e sostenitore quindi del viva/morta si riferisce chiaramente alla città che lui ricorda che è, in modo incontrovertibile, morta. Non si può negare; anzi si deve accettare. Purtroppo gli aquilani si sono fatti infinocchiare dal com'era e dov'era, filosofia deleteria. L'ancor più simpatico aquilano che gli risponde, "zìeta è morta", è di differente opinione, viva/viva, o addirittura morta/viva. Stava comunque in buona sostanza bene prima, forse; ma sicuramente sta bene adesso. O meglio si trova in una condizione esistenziale che non gli fa percepire il luogo in cui vive come morto. Anche questo mi sembra abbastanza plausibile.
Colapietra è invece decisamente più tranchant rispetto al passato. L'Aquila era morta! Affermazione netta, aspra. Ingenerosa? Cosa avrà voluto dire Colapietra?
Pare che fino agli anni 50/60 L'Aquila, o meglio come dice Colapietra, Aquila, aveva una sua dimensione pur sempre provinciale ma adeguata al momento. Ad evidenza successivamente non più.
Spiace dover registrare al minuto 4 e 36, tra le tante cose giuste riportate dall'esimio professore, ancora la storiella dell'abbandono volontario da parte della popolazione della loro città, abbandono al quale fa ovviamente da contraltare la sua permanenza ostinata nonostante la mancanza di acqua, gas, forse corrente elettrica, la dichiarazione di inagibilità, la delimitazione della zona rossa, i tentativi bonari di convincimento ai quali lo stesso venne sottoposto.
Quello che vorremmo chiedere a Colapietra è: ritiene ella che una famiglia normale, con due genitori e magari dei figli piccoli, sarebbe potuta rimanere nella propria casa così come da ella fatto? Con i medesimi disagi da ella stesso patiti, anzi di più se ella consente?
E non è forse lo stesso Colapietra a dire che è meglio un macellaio aperto piuttosto che un palazzo ricostruito, proprio a significare che le condizioni di vivibilità sono anzitutto quelle consentite e favorite dai servizi essenziali e bisogni primari  (mangiare) piuttosto che altre? E non è forse vero che quelle condizioni minimali mancarono per un lungo periodo?
Forse gli accadimenti dell'epoca sono ancora troppo vicini, soprattutto per noi aquilani, per poterli riguardare con sufficiente obiettività. Aspetteremo il tempo necessario.