E' recente la polemica sui sottoservizi. Polemica è parola grossa; si tratta della espressione di opinioni e pareri da parte di chi è stato designato dai cittadini a rappresentarli e più in generale da parte di chi fa o farà politica. Si ritiene probabile che per questo motivo, ma non solo per questo, le affermazioni possano peccare del peccato originale di questo paese, il conflitto di interessi. Sicuramente peccano quelle dell'imprenditore.
Ma poi, dopo le illazioni e le reciproche accuse, resta la richiesta e l'opinione di Benedetti.
"Il prossimo anno, nel 2017, termineranno i lavori di ricostruzione degli edifici posti lungo l'asse centrale e le vie limitrofe. Il cuore della città potrà dunque tornare a battere. Non è possibile, non è logico e non è pensabile, per queste ragioni, far partire il cantiere per i sottoservizi. La città non può essere trasformata in una laguna cambogiana impedendo ai cittadini di rientrare nelle loro case e di riaprire le loro attività commerciali, per consentire l'avvio di lavori che andavano fatti cinque anni fa".
La retorica della ricostruzione impera nelle affermazioni non solo di Benedetti ma in quelle di tutti. Ora la domanda impertinente, la domanda che NON vi fate, la domanda che IO vi faccio è: quante famiglie devono rientrare lungo l'asse centrale? Quante famiglie abitavano lungo l'asse centrale?
10? 15? 33?
Non credo 33. Credo la metà in realtà. Ma ve ne concedo 330. Le moltiplico per 3 componenti medi a famiglia. Totale 990 persone.
Vi faccio un'altra domanda. E' forse questo 'il cuore della città che torna a battere'? 990 persone? O piuttosto le 50 che secondo me c'erano prima (facciamo a capirci, non mi interessa se fossero 50, 49, o 400 - ma quando!? -. Quello che mi interessa dirvi, farvi capire, dimostrarvi, è che erano poche). Ma di quale città parlate? Quella che era viva? O quella che era morta?
Allora parliamoci chiaramente. I cantieri andranno avanti, perché tanto della 30 persone che devono rientrare lungo l'asse centrale non interessa un accidenti niente a nessuno. Non me ne voglia il cordiale e simpatico avvocato, ma il provincialismo nostrano emerge proprio da questi striminziti numeri. Cioè questa città è, era, è restata e forse non resterà nel senso che si è ampiamente attrezzata per scavare, un paesotto, marginale, provinciale, borghesotto. E questo non perché 30 persone sono poche. ma perché i suoi abitanti considerano quelle persone non per quello che sono, 30 concittadini che vivono o vivevano lungo l'asse centrale, ma il cuore pulsante della città. Ecco da questo punto di vista allora per noi era morta, è morta, non c'è speranza di resurrezione alcuna. Ecco perché il problema non è sottoservizi sì, sottoservizi no, ma cambiare le teste della gente. Le 'cocce'.
E così possiamo considerare chiusa anche questa questione. Giù il sipario. Applausi. Per i fischi aspettiamo ancora.